Essere vicini non basta. Farsi vicini conta.

Abitare in condominio, nella medesima palazzina, addirittura talvolta nella stessa scala non è sufficiente per conoscersi. Possono passare anni senza sapere il nome di qualche vicino, né di cosa si occupi, figuriamoci aver idea di eventuali suoi bisogni o necessità. Perché abitare porta a porta non è di per sé garanzia di relazione, di rapporto, né tantomeno del farsi carico delle esigenze altrui. Nella maggior parte dei casi per essere “buoni vicini” può bastare mantenersi rispettosi delle norme condominiali, non passare l’aspirapolvere in orario antelucano, ritirare una raccomandata per conto di quello che non c’è mai e, in casi che rasentano la virtù, portare lungo le scale la borsa della spesa all’anziana dell’ultimo piano. Ma per scegliere di rendersi disponibili alle necessità di chi è attorno, serve una marcia in più; serve una motivazione generosa. Ed è quanto anima lo spirito di alcune ragazze e ragazzi che hanno deciso di vivere insieme nel quartiere di via Mazzucchelli, affittando un appartamento della Congrega, vivendo ciascuno i propri impegni di studio o lavoro, ma con il desiderio di rendersi disponibili a dare una mano: una persona anziana che non ha parenti, una mamma sola che lavora su turni, una famiglia che sta affrontando una fatica troppo grande da sopportare autonomamente.

Le ragazze e i ragazzi “del Mazzucchelli” fanno parte dell’Operazione Mato Grosso, nota soprattutto per il sostegno offerto ai poveri delle missioni fondate da padre Ugo De Censi in America Latina, ma hanno scelto di vivere il loro essere inquilini della Congrega anzitutto come supporto per i vicini di casa: la porta sempre aperta per un caffè, cucinare qualcosa insieme a chi è solo, ascoltare le preoccupazioni di chi non sa a chi rivolgersi, distribuire frutta e verdura a chi ne ha bisogno o solo per allacciare un rapporto e, soprattutto, coinvolgere le bambine e i bambini che non hanno grandi possibilità di svago, né sane opportunità ricreative. Una gita sulla neve, un pomeriggio al parco, giocare insieme, visitare un orto da cui raccogliere direttamente una carota o vedere per la prima volta un pollaio… diventano esperienze educative, occasione di socializzazione, sostegno ai genitori che per le più diverse ragioni faticano a gestire la complessità del quotidiano.

E la prossimità non è più solo abitare allo stesso numero civico ma diviene relazione, amicizia, presenza, disponibilità. È passare dall’essere “vicini per caso” alla scelta di “farsi vicini per qualcuno”.