Alla Madonna della Stella un dono in ricordo di Angela Gallia

In ricordo della professoressa Angela Gallia (1926-2023) è stata costituita nel 2024 una Fondazione affidata alla Congrega. I suoi familiari hanno scelto l’educazione e il sostegno agli studenti fragili e in disagio economico quali ambiti di impegno per l’ente, perpetuando così la sensibilità e l’attenzione della professoressa.

Con il medesimo spirito i fratelli Saverio, Mariangela e Rosanna Terlizzi domenica 31 maggio, nel corso della Santa Messa presieduta dal Vescovo di Brescia, hanno donato una preziosa pala d’altare al Santuario della Madonna della Stella sopra Gussago, il paese dove Angela Gallia visse per molti anni.

La pala rappresenta la Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta e per felice coincidenza verrà scoperta nel giorno della ricorrenza liturgica della Visitazione. Così don Giuseppe Fusari descrive il dipinto: L’iconografia della tela, tuttavia, mostra elementi del tutto inediti che vengono a inserirsi tra le figure tradizionali dell’episodio: un santo cardinale, riconoscibile probabilmente in san Carlo Borromeo, sta in primo piano, di spalle e, volgendo il capo verso lo spettatore, indica il momento nel quale le due donne si incontrano; un angelo, poi, interpretabile come lo Spirito che fa sussultare il bambino Giovanni nel grembo e profetizzare Elisabetta sulla grandezza di Maria, si erge alle loro spalle. La scena risulta così molto animata nei gesti e negli atteggiamenti secondo una grammatica che facilmente si può far risalire alla pittura veneziana del Settecento. Anche i colori volti tutti in chiaro, esaltano la scalatura dei personaggi e la dolcezza delle fisionomie immerse in un’atmosfera tersa e quasi cristallina.
Stilisticamente l’opera può essere avvicinata alla produzione di Giambattista Pittoni proprio per i caratteri di cui si è detto poco sopra e per quella pennellata grassa e sugosa che compone le figure donando brillantezza e sonorità alle superfici. Senza poter essere conclusivi riguardo a questa attribuzione, si ritiene che il dipinto possa ben inserirsi nella produzione giovanile dell’artista veneziano, ancora debitrice in qualche luogo della cultura del Rococò patetico e in particolare della pittura morbida e fusa di Giambattista Piazzetta.