Nelle terre del Bonoris

Venerdì, 23 Febbraio 2018 08:30

COPERTINA abda Atlante Bresciano nr. 133 pagg.47-49

C’è un po’ di Brescia nelle campagne che si estendono nelle vicinanze del corso del fiume Mincio, a pochi chilometri dalla città di Mantova. Qui si trova il vasto patrimonio agrario appartenuto al conte bresciano Gaetano Bonoris (1861-1923), l’agiato possidente terriero noto per aver fatto edificare, alla fine dell’800, il castello che a Montichiari porta il suo nome.

Nel corso della sua vita, il conte dimostrò grande attenzione per le opere di beneficenza, promuovendo e finanziando istituzioni rivolte all’assistenza ai bisognosi. Dopo la morte, per volontà testamentaria, l’intero patrimonio venne destinato alla creazione di una fondazione a lui intitolata. Riconosciuta nel 1928, la Fondazione conte Gaetano Bonoris è amministrata dalla Congrega della Carità Apostolica di Brescia: ha il compito di “promuovere e sussidiare istituti, enti e organizzazioni delle province di Brescia e di Mantova in parti uguali, che abbiano per fine anzitutto di prestare aiuto e protezione a minori e giovani privi del sostegno familiare”.

Tra i beni che il conte ha lasciato in eredità alla fondazione ci sono campi e cascine che coprono circa 560 ettari di terra, distribuiti nei territori di Mantova e Porto Mantovano, entro l’area compresa tra la riserva naturale di Bosco Fontana e la sponda settentrionale del Lago Superiore.

Come spiega Dino Vincenzi – il tecnico della Fondazione Bonoris a cui è affidata la supervisione quotidiana di questi beni –, gran parte dei terreni sono coltivati dai contadini affittuari a prato stabile, in funzione dell’allevamento di vacche da latte: (...)”.

Delle dieci corti affidate alla Congrega, soltanto una è in disuso: sette sono operative come aziende agricole, due vengono dedicate ad attività di tipo sociale. In molte di esse è possibile trovare strutture di notevole pregio. Vi sono, ad esempio, le stalle ottocentesche di Corte Comino; quella, vasta e affascinante, di Corte Prada Alta; o il complesso di edifici di Corte Canfurlone con l’originale casa centrale a pianta ottagonale, collocato lungo il percorso della ciclabile Peschiera-Mantova. La Corte Ca’ Bianca, che conserva la tipologia della casa a corte mantovana, è stata ristrutturata mantenendo la struttura e i materiali storici, come le travi e l’assito in legno dei solai, e il pavimento in cotto.

All’utilizzo agricolo e zootecnico – con una punta d’eccellenza a Corte Comino, dove è in funzione da due anni una stalla automatizzata – sono stati affiancati altri usi, suscettibili di ulteriori potenziamenti. Corte Prada Alta ospita un piccolo centro ippico; in altri fabbricati sono stati ricavati appartamenti. Ma il cuore delle iniziative riguarda l’attività di assistenza sociale, condotta nel pieno rispetto delle volontà del donatore.

Centrale in questo senso è il ruolo di Corte Bettola, formata da un’abitazione colonica affiancata da un rustico e, sul lato opposto, dalla barchessa. Grazie a un accurato restauro, nella corte sono state realizzate abitazioni per nuclei familiari in situazione di difficoltà abitativa, e una comunità familiare per minori. Stessa sorte per l’edificio principale di Corte Gombettino, trasformato in una casa-famiglia per bambini.

Si tratta, nel complesso, di una rete di strutture e attività di notevole rilievo storico, paesaggistico ed economico, oltre che naturalmente filantropico. Gli edifici sono anche possibili tappe di un percorso di turismo culturale alla scoperta degli usi agricoli passati e presenti di quest’area prossima al fiume. Come osserva Bruno Agosti in un libro dedicato nel 2014 a queste corti (La valorizzazione del patrimonio ambientale e paesaggistico. Progetto per le Corti Bonoris nel Parco del Mincio, a cura di Elena Mussinelli, Maggioli Editore), esse “sono un esempio di storia del paesaggio agrario posto ai piedi delle colline moreniche del Garda”; potenziali tasselli di un “museo diffuso” custodito dagli stessi operatori agricoli. (...)

L’impegno nel sociale può risultare così pienamente integrato nella più ampia strategia gestionale della Fondazione. Il notaio Alberto Broli, presidente della Congrega della Carità Apostolica, ne riassume così i punti nodali: “La presenza di una visione unitaria e continuativa in grado di riassumere le specificità delle singole corti. L’attenzione costante alla salvaguardia del patrimonio. Infine, la cura del rapporto con le famiglie degli affittuari, veri custodi del territorio e spesso promotori degli investimenti più significativi”.

Testo di Nicola Rocchi

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